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20/08/2007.Gaines: Riecco Shaw, l’abbonato della linea Cantù-Milano. «La Brianza mi piace ma l’AJ è più forte e gioca in Europa»
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LE RIVALITÀ sportive sono cose particolari, bello scherzarci su, fare qualche sfottò, sempre cercando di rimanere nei limiti del vivere civile. Se intese così, è anche positivo che ci siano. Tra Milano e Cantù, la rivalità è storica, da sempre, a partire proprio dalla nascita, dato che sono nate entrambe nel 1936. Così quando un giocatore si trasferisce tra queste due società la polemica si infiamma. Sul finire degli Anni 80 aveva fatto scalpore il trasferimento miliardario di Antonello Riva ai milanesi, Montecchi addirittura in tre anni aveva fatto il "triplo carpiato" passando in rapida successione da Milano a Varese e infine a Cantù, per passare ai giorni nostri dove anche Jerry McCullough, in modo diverso e con risultati migliori, ha giocato in tutte e tre le squadre. Storico anche il passaggio di Michelori, seppur interrotto da un biennio a Biella, passato da simbolo della Milano "povera" di fine Anni 90 a capitano della rivale Cantù. Fino ad arrivare a Casey Shaw, cui questo tragitto pare piacere particolarmente.

DUE VOLTE a Cantù (99-00 e 05-06) e due volte a Milano (01-02 e 07-08). Prima da americano, nelle prime esperienze, poi da italiano grazie al passaporto preso per matrimonio. «Ormai conosco la rivalità che c’è tra le due squadre, sono in Italia da tanti anni, Cantù mi piace, ho piacevoli ricordi, ma ora Milano è più forte, mi dà la possibilità di giocare anche in Europa, è una grande città, era un’opportunità che non potevo perdere». Così lo stesso Shaw ha pagato di tasca propria la piccola penale per liberarsi dal biennale firmato a Cantù.
Dopo tanti anni da titolare, per la prima volta si troverà a partire dalla panchina dietro Watson (l’americano in questi giorni è fermo per noie muscolari come Gadson): «A 32 anni è normale che cambino le cose, va bene così e non ci sono problemi. Spero di giocare almeno una quindicina di minuti, posso assicurare rimbalzi e difesa». Uno Shaw che sembra già essere dentro la squadra: «In ogni gruppo si vengono a formare dei ruoli, alla fine per vincere non è importante solo chi sta tanti minuti sul parquet. Io voglio vincere e se per questo servirà fare un gran lavoro in allenamento ed essere subito pronto entrando dalla panchina, Markovski può contare su di me».
Quest’anno ci sarà ancora più pressione del solito, bisogna tornare a vincere: «Forse è anche un bene, così non ci sarà mai il rischio di perdere motivazioni». Shaw ha fatto parte dell’Olimpia che ha toccato il fondo, salvatasi all’ultima giornata, ora ritorna a Milano per vincere: «Sembra di stare in un altro mondo, non solo la dirigenza cambiata, si sente proprio un’atmosfera diversa, sicuramente la presenza di Armani è un segnale importante, ora non ci rimane che riportare la vittoria a Milano».

di Sandro Pugliese

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