PALLACANESTRO OLIMPIA MILANO

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18/12/2007.Meno talento e più passione È così che l’alchimista Caja trasforma il disastro in oro.

SONO PASSATI praticamente due mesi da quel 23 ottobre in cui tutti gli scenari Olimpia cambiarono in poche ore. Le dimissioni di Natali e l’esonero di Markovski avevano cancellato tutto. Scelte fatte anche da Corbelli pochi mesi prima totalmente sconfessate. In più d’uno, bisogna essere onesti, aveva storto il naso alla chiamata di Attilio Caja, per di più presentato dal presidente Corbelli come "amico" che dava una mano per tenere in piedi la squadra fino alla cessione. Con quale testa può lavorare un coach che non sa se lavorerà un giorno, un mese, un anno?
A Milano, dove vincere è normale ma perdere fa notizia, più che per la buona annata Pippo, lo si ricordava per la pessima Breil: esonerato a febbraio e contestato anche dai tifosi. L’Armani, il 23 ottobre, era allo sbando. Dopo due mesi l’accozzaglia è diventata squadra. La scelta è stata coraggiosa: non importa se si perde il talento, si punta su chi ci mette l’anima.
L’Olimpia attuale, sulla carta, è meno forte di quella iniziale, ma ha un particolare decisivo: è una squadra, vincere è solo una conseguenza. Non ci sono più ben quattro giocatori (Gaines, Gadson, Tourè e Bulleri), ma soprattutto i volti non sono più quelli corruciati di inizio anno, ma quelli intensi delle ultime gare.
L’Olimpia, vincente o sconfitta, adesso esce sempre a testa alta. Il bilancio italiano di Caja è 5-3, ma da quando sono stati epurati i talentuosi senz’anima, il bilancio è salito a 3 vittorie su 4 gare. Ed è una squadra fatta da 5 uomini 5 per il quintetto e 3 "operai" che danno sostanza.

UNA rivoluzione copernicana dallo stile Markovski per cui c’erano 11 potenziali titolari. Rotazioni asciugate, navigazione a vista, ma risultati immediati: «In questa situazione non sono per il turnover - dice Caja -. I risultati bisogna farli adesso. Ora dobbiamo uscire da questa situazione, lavorare pensando a marzo-aprile non penso sia produttivo. Se non facciamo risultato ora, arrivare freschi più in là non conterà nulla». Ragionamento forse di corto respiro ma fondamentale per centrare l’obiettivo che la società gli ha posto al suo arrivo. E allora, esempio perfetto, spazio al "carneade" Giovacchini, che sa che ogni azione positiva gli allungherà di un giorno il contratto con Milano ed è stato capace di annullare Wood nel derby nonostante abbia molto meno talento di un Aradori non pronto a questo livello. Ora è così, quando poi la "nave" si stabilizzerà ci sarà spazio per entrambi. Le migliori condizioni di Gallinari e Watson hanno aiutato, ma il lavoro è stato pregevole. La storia dello sport lo insegna, il talento non basta, l’Olimpia l’ha capito. Si spera.

di Sandro Pugliese

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