HACKETT, COM’È AVVILENTE LA PENA

Hackett2Come un leone in gabbia. Sembra questa la sensazione quando si scorge Daniel Hackett al Forum di Assago durante la gare di campionato. La voglia di potersela giocare sul campo o anche banalmente il desiderio di poter stare seduto a fianco dei propri compagni si acuiscono ogni partita che passa della lunga squalifica che il giocatore dell’Olimpia Milano ha subito quest’estate dopo la “fuga” dalla Nazionale. I fatti conosciuti dicono che Hackett sia praticamente scappato dal ritiro dopo che i medici della Nazionale avevano stabilito un percorso di riabilitazione dagli infortuni secondo lui troppo rapido per risolvere i vari problemi che lo avevano afflitto durante gli ultimi playoff in cui si era laureato campione d’Italia. Dopo una lunga diatriba di qualche giorno che ha infiammato anche i social network, la pena della commissione giudicante è stata durissima, ma in linea con il regolamento che sanziona con 6 mesi di stop dai campionati chi fa un “torto” alla Nazionale. Il giocatore già nelle interviste di inizio stagione, a settembre, aveva compreso di aver sbagliato e ribadito il suo amore per la maglia azzurra, ma questo sarebbe servito eventualmente solo a rimetterlo in lista tra i papabili per l’Europeo della prossima estate, la squalifica doveva partire. Così dall’11 ottobre, data della prima di campionato a Cremona, sono scattati i 6 mesi nei quali Hackett è inibito dalle sue attività di tesserato nel campionato italiano. Significa che la squalifica dovrebbe scadere nel weekend dell’11 aprile, quando Milano ospiterà Roma con cui ha appena giocato l’andata. Manca ancora una vita, sportivamente parlando. La fortuna di Hackett è che l’Eurolega è burocraticamente separata dalle competizioni delle federazioni nazionali essendo formalmente un ente privato e dunque non riconosce la squalifica comminata al giocatore. Così in Eurolega Hackett sprigiona tutta la sua energia e la sua voglia di dimostrare il suo talento e ha letteralmente trascinato per mano l’Olimpia alle Top16 con una serie di prestazioni fantastiche, soprattutto nelle ultime partite decisive (tra cui il canestro allo scadere contro il Bayern). La gabbia di Hackett è quella della domenica dove praticamente non può fare nulla della sua vita da giocatore perché l’inibizione è ben più pesante di una semplice squalifica: non può entrare nello spogliatoio, non può stare sul fondo della panchina come invece fanno i giocatori squalificati, non può rilasciare interviste e non può neanche banalmente entrare in campo a fine partita a fare l’urlo finale, addirittura non può entrare dall’ingresso principale da dove entrano i compagni di squadra. Se facesse anche solo una di queste cose la squalifica aumenterebbe automaticamente. L’unica cosa concessa è partecipare a iniziative sociali e benefiche organizzate dalla società milanese. Così recita a grandi linee l’articolo 13 del regolamento di giustizia sulle inibizioni. Ormai sono passati due mesi abbondanti dal giorno dell’inizio della punizione, ma quando scoccheranno i 3 mesi, ossia nel weekend dell’ 11 gennaio potrebbe venire in suo soccorso l’articolo 56 del regolamento di giustizia che recita al comma 3: «La grazia può essere concessa solo se risulti scontata almeno la metà della sanzione irrogata». Mentre al comma 1 si specifica che il provvedimento può essere concesso solo dal presidente della FederBasket ossia Gianni Petrucci. Bisognerà vedere cosa succederà, se Hackett la richiederà o meno e comunque se la Fip la concederà. Hackett ha sbagliato, è stato punito, ma ha capito l’errore. E se l’obiettivo estivo è di avere la Nazionale più forte possibile per puntare alle Olimpiadi di Rio, bisogna iniziare a muoversi per tempo. Sandro Pugliese da “Il Giorno”

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